Intervista Esclusiva

Autismo, "comportamento autistico" e correlazione vaccini

Autismo, "comportamento autistico" e correlazione vaccini
Dottoressa Irma D'Orazio
Insieme alla dottoressa Irma D’Orazio una precisazione sulla correlazione vaccini ed autismo che in questi mesi ha suscitato polemiche e paure.

Dottoressa D’Orazio ci potrebbe dire la sua opinione sulla controversa questione dei vaccini rispetto all’autismo e ad altre forme di patologie riscontrate?

“Prima di inoltrarmi in qualsiasi questione che richiami l'attenzione sull'Autismo, che ha raggiunto proporzioni endemiche, tendo sempre a precisare, perché ritengo sia doveroso farlo, che l'Autismo non è una patologia mentale ma un disturbo funzionale sintomatico sotteso a molte patologie metaboliche e ad altre patologie ad eziologia sconosciuta e pertanto considerate idiopatiche.
Tale sintomo andrebbe meglio definito come "comportamento autistico".
Potremmo però riunire queste patologie insieme a tutte le malattie dello spettro autistico sotto un denominatore comune: una cerebropatia diffusa.
In virtù di quanto detto, spero si possa giungere al più presto al superamento dell'applicazione di protocolli terapeutici in ambito neurologico e neuropsichiatrico per la cura del l'Autismo. Sì perché non se ne può parlare come di malattia mentale ma di sofferenza cerebrale, di disturbo funzionale strettamente dipendente da un'alterazione dell'omeostasi dell'organismo con ripercussioni sullo sviluppo psicomotorio. D'altra parte non si può continuare a curare un sintomo. Solo attraverso lo studio e la ricerca negli ambiti medico scientifici di appropriata competenza sarebbe auspicabile la cura di patologie caratterizzate da un comportamento autistico. È questo il caso ad esempio di malattie metaboliche rare.

E che dire dei vaccini

In base alla conoscenza che ho potuto acquisire nel mio lavoro come tutor di una studentessa iscritta al corso di laurea in Medicina ed Odontoiatria, affetta tra l'altro da Autismo iperpurinemico per grave carenza enzimatica di adenil-succinato-liasi, il problema non è il vaccino ma l'età di inoculazione. A tre mesi è troppo presto per vaccinare con virus vivi anche se attenuati perché il sistema immunitario del neonato non è ancora pronto a produrre adeguatamente anticorpi. Basta poco perché il virus invece che fermarsi sulla mucosa intestinale parta e vada al cervello. La TV declama i morti per meningite ma non urla i morti per encefalite post-vaccinica. Per non parlare degli adiuvanti in alluminio utilizzati nei preparati vaccinici considerati come assolutamente innocui, senza che le case farmaceutiche tengano minimamente conto di lavorare sulla suscettibilità individuale agli adiuvanti e di ottimizzare la sicurezza del prodotto perché unicamente interessate a moltiplicare il proprio fatturato. E di DNA ricombinante umano presente nei vaccini ci documenta la ricercatrice Helen Ratajczak che lo ha individuato come possibile causa di encefalite post-vaccinica.
In ultima analisi se l'Autismo ha raggiunto proporzioni endemiche è evidente che si debbano prendere in considerazione oltre agli agenti tossici ambientali, le infezioni e comorbilita', anche la suscettibilità individuale in soggetti predisposti ai disordini dello sviluppo come quelli caratterizzati da un comportamento autistico.
Continua...

di FRANCESCA PUCCI

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